Home Norme, prassi e giurisprudenza principale norme Circolare Min. Fin. n. 198/S/2822/98/GCF/as del 05/08/1998
Circolare Min. Fin. n. 198/S/2822/98/GCF/as del 05/08/1998 PDF Stampa E-mail
Scritto da Alfonso Soldani   
Martedì 29 Marzo 2011 16:55

Circolare Ministero delle Finanze 05-08-1998, n. 198/S/2822/98/GCF/as

Annullamento di atti.

L' esperienza di questo primo anno di applicazione del Regolamento emanato dal Ministro Visco in materia di esercizio del potere di autotutela (Decreto ministeriale n. 37/97 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5-3-1997) può essere considerata, almeno stando ai dati sommari in possesso di questo Segretariato, sostanzialmente positiva. E tuttavia, a fronte dei molti casi in cui gli uffici provvedono correttamente all'annullamento dei loro atti illegittimi, continuano a pervenire allo scrivente proteste di contribuenti, spesso riportate con rilievo anche dalla stampa, che segnalano casi di mancata applicazione dell' autotutela, giustificati con motivazioni - quali, ad esempio, l'avvenuto decorso dei termini per ricorrere - che non tengono conto della normativa vigente in materia e, in particolare, delle disposizioni contenute nel citato decreto ministeriale.

A tale riguardo si ritiene opportuno ricordare che ai sensi del combinato disposto delle norme del decreto stesso nonché di quelle contenute nel DPR 287/92 (art. 68) e nella legge 656/94 (art. 2-quater), l' amministrazione procede d'ufficio all'annullamento degli atti in tutte le ipotesi in cui ne riscontra l'illegittimità, e cioè, a titolo esemplificativo, nei casi di errore di persona, evidente errore logico o di calcolo, errore sul presupposto dell'imposta, doppia imposizione, mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti, mancanza di documentazione successivamente sanata entro i termini di decadenza, sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni, regimi agevolativi precedentemente negati, errore del contribuente facilmente riconoscibile dall' amministrazione.

Quando verifica la ricorrenza di tali presupposti, l' Ufficio procede all' annullamento:

- anche se l' atto è divenuto ormai definitivo per avvenuto decorso dei termini per ricorrere;

- anche se il ricorso è stato presentato ma respinto con sentenza passata in giudicato per motivi di ordine formale (inammissibilità, irricevibilità, improcedibilità, ecc.);

- anche se vi è pendenza di giudizio;

- anche se non è stata prodotta in tal senso alcuna istanza da parte del contribuente.

Ai fini dell'esercizio concreto dell'autotutela, in altri termini, la legge non considera rilevante il comportamento (omissivo o non) tenuto dal contribuente o il tempo trascorso dall' emanazione dell'atto e neppure (salvo il caso di giudicato sostanziale) le eventuali vicende processuali cui l'atto stesso sia andato incontro, ma solo l'esito del riesame svolto dall'ufficio che lo ha emanato; al quale è attribuito il solo e unico compito di verificare, in modo del tutto autonomo e indipendente da tali eventi o comportamenti, se l'atto è legittimo o meno. Se, a seguito di tale verifica, la pretesa tributaria risulta infondata in tutto o in parte, essa va ritirata ovvero opportunamente ridotta in modo da ristabilire un corretto rapporto con il contribuente, il quale non può essere chiamato al pagamento di tributi che non siano strettamente previsti dalla legge.

A sottolineare il grande interesse che il Regolamento annette al corretto esercizio dell' autotutela è previsto espressamente, all'art. 1, che in caso di grave inerzia dell'ufficio che ha emanato l'atto, il potere di annullamento viene esercitato, in via sostitutiva, dalla Direzione regionale o compartimentale dalla quale l'ufficio stesso dipende.

E' appena il caso di soggiungere che l'annullamento dell'atto, da qualunque organo sia stato disposto, travolge necessariamente ed automaticamente tutti gli altri atti ad esso consequenziali (ad esempio, il ritiro di un avviso di accertamento determina automaticamente la nullità delle cartelle di pagamento emesse in base all' avviso stesso) e comporta l' obbligo di restituzione delle somme indebitamente riscosse. Sarebbe infatti del tutto contraddittorio che l' amministrazione annullasse un atto in quanto lo riconosce illegittimo e infondato, e poi lasciasse che le procedure di riscossione proseguano indisturbate ovvero trattenesse le somme riscosse in forza di esso.

In conclusione. Fermo restando che l'obiettivo principale - al quale ci si è proposti di arrivare con i recenti provvedimenti di riforma - è quello di rendere il più efficace possibile l'attività degli Uffici, sia per quanto riguarda la liquidazione e l'accertamento dei tributi sia, più in generale, per quanto riguarda gli altri provvedimenti che incidono direttamente sulla sfera giuridica dei contribuenti, non vi è dubbio che una attenta e sistematica correzione degli errori eventualmente riscontrati nell'ambito di tali attività rappresenta non solo un modo per evitare pericolose deviazioni nell'applicazione delle leggi e il conseguente deterioramento del rapporto di fiducia fisco-contribuente ma anche per diminuire i costi del contenzioso e aumentare l'efficienza dell'amministrazione.

E se è vero, a stretto rigore, che l'ufficio ha il potere ma non il dovere giuridico di ritirare l'atto viziato (mentre è certo che il contribuente, a sua volta, non ha un diritto soggettivo a che l' ufficio eserciti tale potere), e' tuttavia indubbio che l' ufficio stesso non possiede una potesta' discrezionale di decidere a suo piacimento se correggere o no i propri errori. Infatti da un lato il mancato esercizio dell' autotutela nei confronti di un atto patentemente illegittimo, nel caso sia ancora aperto o comunque esperibile il giudizio, puo' portare alla condanna alle spese dell' amministrazione con conseguente danno erariale (la cui responsabilita' potrebbe essere fatta ricadere sul dirigente responsabile del mancato annullamento dell' atto); dall' altro, essendo previsto che in caso di "grave inerzia" dell' ufficio che ha emanato l' atto puo' intervenire in via sostitutiva l' organo sovraordinato, e' evidente che l' esercizio corretto e tempestivo dell' autotutela viene considerato dall' amministrazione non certo come una specie di "optional" che si puo' attuare o non attuare a propria discrezione ma come una componente del corretto comportamento dei dirigenti degli uffici e quindi, come un elemento di valutazione della loro attivita' dal punto di vista disciplinare e professionale.

Nell' attesa che vengano impartite le disposizioni finalizzate all' attivazione delle procedure di monitoraggio concernenti l' autotutela, previste dal Regolamento in oggetto, si pregano pertanto le SS.LL. di voler cortesemente sensibilizzare gli Uffici dipendenti affinche' alle prescrizioni in esso contenute venga data la massima applicazione su tutto il territorio. A tale proposito si ritiene opportuno, infine, richiamare l' attenzione sull' art. 4, comma 3 del Regolamento medesimo, ai sensi del quale "con relazioni annuali, da trasmettere al Segretario generale, ai relativi dipartimenti e al servizio per il controllo interno, le direzioni regionali e compartimentali evidenziano le cause dei vizi degli atti ricevuti nonche' le misure adottate per migliorare l' efficienza dell' attivita' di accertamento di loro competenza".

 
Joomla templates by a4joomla